Cassandra Crossing/ Pochi o tanti, ma contanti

(521) — L’argomento “contanti” oggi è solo un diversivo per la politica? Allora parliamone di nuovo seriamente.

29 ottobre 2022 — Mai Cassandra avrebbe pensato di scrivere qualcosa legato alla politica spicciola e più deteriore, che spesso è alla ricerca di “armi di distrazione di massa”, particolarmente quando vuole nascondere le cose e tenere tranquilli dei cittadini già in dormiveglia.

No, a Cassandra non toccatele i contanti, che per motivi completamente diversi da quelli oggi nuovamente sbandierati su tutti i media, sono un argomento serissimo, nonché uno degli ultimi strumenti a disposizione dei comuni cittadini per la difesa dall’invasività da uno stato sempre più occhiuto, che ambisce a diventarlo sempre di più.

Visto che sui media il dibattito riguarda esclusivamente se abbassare od alzare il limite di utilizzo dei contanti, come se la cosa avesse rilevanza solo per cose mai dimostrate come la lotta all’evasione fiscale, tutti noi, come cittadini, abbiamo evidentemente fallito nell’evidenziare che l’uso del contante, particolarmente per gli importi legati alla vita quotidiana, è indispensabile affinché vengano difesi, e non stravolti, i diritti civili digitali e la privacy.

Per questo motivo Cassandra, che vi ha già somministrato ben sei dosi del suo vaccino in questa lunghissima serie di esternazioni a riguardo (prima, seconda, terza, quarta, quinta, sesta), vi invita ad alzare la manica e accettare questa settima, che è giusto un “richiamo”.

Leggetele, sono brevi, sempre attuali ed interessanti.

Quale è l’alternativa ai contanti? Facile. O si torna al baratto, o si usano le transazioni elettroniche. Lasciamo ovviamente perdere il primo caso.

In una società dove l’informatica è diventata ubiqua, ed i dati sono il focus della finanza speculativa e del tecnocontrollo sociale, le transazioni elettroniche, quando non strettamente necessarie, non sono solo pericolose, sono il Male Assoluto in atto.

Sia chiaro, le transazioni elettroniche sono utili e necessarie quando strettamente necessarie (contabilità e fatturazione elettronica) e nei pochi altri casi in cui sono un obbligo di legge. Ci aspettiamo che in questi casi il Garante tenga sempre sotto mira chi tratta i nostri dati, in modo che vengano sempre applicati i principi di minimizzazione e di necessità del GDPR, e proseguiamo.

In tutti gli altri casi le transazioni elettroniche sono solo un mezzo per stringere la morsa della profilazione invasiva commerciale stile Cambridge Analytica, o quella del tecnocontrollo dei cittadini.

“Ma i contanti — si ripete ossessivamente — aumentano l’evasione fiscale e sono usati dai criminali.”

Allora, per l’ennesima volta, ripetiamo che:

  1. un limite ai contanti non aiuta ulteriormente gli evasori che, in quanto criminali, già non lo rispettano, e non hanno difficoltà a scambiarsi una valigetta piena di banconote in barba a qualsiasi limite;
  2. un limite ai contanti non scoraggia il “nero”, per gli stessi motivi del punto 1
  3. Alcune “transazioni elettroniche” del tutto legali (bonifici internazionali) sono il mezzo preferito dei grandi evasori fiscali, che usano i circuiti bancari internazionali per raggiungere i paradisi fiscali.
  4. tutti i mezzi di pagamento elettronici, nessuno escluso, vengono utilizzati per raccogliere dati personali, dati che trovano la loro strada anche fuori dall’EU, e che non vengono trattati secondo il principio di necessità e minimizzazione richiesto dal GDPR.

Ora è evidente che, se si usano contanti, nessuno di questi dati personali viene fornito a terzi, per il semplicissimo motivo che usando i contanti i dati personali che la transazione avrebbe prodotto non vengono generati.

Una soluzione perfetta. Chi acquista per contanti non è costretto a cedere dati personali perché questi dati non vengono nemmeno creati.

Si tratta, se vogliamo, di una doverosa “applicazione a sé stessi” del principio di minimizzazione dei dati del GDPR.

“Devo usare contanti perché altrimenti, se uso sistemi di pagamento elettronici farei trattare dei miei dati personali, che non è necessario trattare perché esiste un’alternativa”.

Ed è assolutamente vero. Abbiamo il dovere, oltre che l’interesse, di minimizzare i nostri dati personali; se non a stretti termini di legge, per il bene nostro, dei nostri cari e dell’intera società democratica.

Per cui state lontani o disdicete tutti i mezzi di pagamento elettronico che non vi sono necessari, particolarmente se sono legati a produttori di hardware o di software, o non fanno parte di circuiti bancari, che si anche loro sono il male (stavolta con la “M” minuscola, ma di cui, in certi casi, non possiamo fare a meno.

Questo certamente include fare a meno di tutte le autenticazioni con cellulari, orologi ed altri token, ciascuno dei quali aggiunge un altro vorace convitato al banchetto dei vostri dati personali.

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Marco A. L. Calamari

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